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Pordenone: 800 anni di vita tra cucina e cultura e non sentirli

Pordenone: 800 anni di vita tra cucina e cultura e non sentirli

La città viene è citata per la prima volta nel 1204 nel “Diario di Viaggio” di Wolger di Passau, futuro Patriarca di Aquileia.

La provincia interessa il Friuli occidentale dalle Prealpi Carniche, con le valli del Cellina e del Meduna, alla pianura compreso tra Livenza e Tagliamento.

L’economia montana poggia sull’allevamento bovino e su una ricca casearia; mentre la città, già dai primi decenni del 1900, conosce un notevole sviluppo economico ed industriale nelle lavorazioni metalmeccaniche, siderurgiche, chimiche e del legno.

Per una visita alla città è utile percorrere il centralissimo Corso Vittorio Emanuele, una delle arterie principali della città, ove si possono ammirare le facciate di imponenti palazzi come il Palazzo Ricchieri, oggi sede della Pinacoteca Civica, nonché il seicentesco Palazzo Gregoris. Altra strada storica è Corso Garibaldi costruito nel 1100 anch’esso fiancheggiato da maestosi palazzi.

Lasciatevi incantare dal Palazzo del Comune, dalle originalissime forme gotiche, e dalla carrellata di antichi edifici, come l’ex convento di San Francesco e poco distante si può ammirare il Duomo di San Marco costruito nel secolo XIV in stile romanico gotico.

Per quanto riguarda la gastronomia si possono gustare le specialità della cucina friulana a base di ingredienti poveri, tipici della cultura contadina come cavoli, rape, patate e fagioli. Ampio ricorso quindi al riso e alla polenta e propensione per le carni degli animali da cortile.

Primeggiano in particolare le minestre, ad esempio la “Jota” ove si mescolano fagioli, crauti e il “pestat” un trito di lardo, cipolla, salvia, prezzemolo e aglio, oppure una densa minestra di fagioli. Se il “Frico” (tortino di formaggi, morbido e croccante), il “Muset” e “Brovade” (cotechino e rape inacidite nella vinaccia) rimangono in emblema del mangiar friulano, non bisogna dimenticare i “Cjarsons (sorta di agnolotti dolci o alle erbe) e gli “gnocchi di susine” che testimoniano gli influssi mitteleuropei.

Particolare è la “Marcundela”, una salsiccia fatta con le interiora del maiale che viene tagliata a fette e fritta nel burro.

Elemento basilare che accompagna molti piatti è la polenta gradevole soprattutto con la cacciagione o le carni in umido.

Ambasciatore dei prodotti tipici friulani è l’ormai leggendario “prosciutto di San Daniele” assieme anche al prosciutto di “Sauris” e quello di “Cormons”; inoltre si producono: salami, speck e pancetta, e non dimentichiamo gli insaccati più curiosi come la “ Bresaola” e la “pitina”.

Tra i formaggi, oltre al più conosciuto “Montasio”, troviamo la ricotta affumicata dal sapore di malga e altri meno conosciuti ma molto apprezzati come il Format Franc” e “l’Asino” dai sapori inimitabili.

Nella lista dei dessert, tra gli altri, primeggia la “Gubana”, dolce di pasta lievitata ripiena di frutta secca , canditi, vaniglia, grappa e zucchero.

Infine, i vini del “Vigneto Friuli” che potremo trovare nei ristoranti, oltre al classico “Friuli Grave Doc” ed il robusto “Tazzelenghe”, anche le due chicche DOCG come il “Ramandolo” e il “Picolit”.